RicambistiDay 2026: dalla performance individuale alla leadership di sistema

Dalle parole di Manuela Di Centa alla visione di Gianfranco Bacchi, il filo conduttore dell’evento mette al centro la dedizione al lavoro e la capacità di fare squadra in una filiera che cambia.

C’è un filo che attraversa l’edizione di quest’anno del RicambistiDay ed è meno scontato di quanto possa sembrare. Non riguarda direttamente prodotti, logistica o marginalità, ma qualcosa che sta a monte di tutto questo: il modo in cui individui e organizzazioni affrontano la complessità.

Il punto di partenza è apparentemente lontano dal mondo dell’aftermarket. Manuela Di Centa, Dirigente sportiva, ex fondista italiana, campionessa olimpica ai XVII Giochi olimpici invernali di Lillehammer, campionessa in uno sport profondamente individuale come lo sci di fondo, ha riportato il discorso su una dimensione essenziale: la coerenza tra ciò che si vuole fare e ciò che si è disposti a sostenere nel tempo. Il suo intervento ha messo insieme dimensione personale e responsabilità collettiva, anche alla luce del suo ruolo attuale, ancora legato a quel mondo che le ha dato tanto.

Il racconto non è stato quello della vittoria, ma del percorso. Tenere fede a ciò che si è, anche quando il contesto non è favorevole. In un ambiente storicamente maschile, la scelta di continuare su quella strada non è stata scontata, ma necessaria per restare coerente con se stessa. È qui che entra il tema della fatica, intesa non come sacrificio fine a se stesso, ma come parte di un processo: i conti, alla fine, tornano. Non subito, ma tornano.

Emblematica, in questo senso, la risposta data a un allenatore del Nord Europa che le chiese se volesse una casa piccola o una casa grande. La sua risposta fu un grattacielo. Non un’immagine retorica, ma la sintesi di un approccio: avere un obiettivo ambizioso significa accettare un percorso lungo, fatto di piccoli passi, dove il risultato finale è solo una parte del valore complessivo. Allenarsi, in questa prospettiva, non è solo preparazione fisica ma filosofia. Un processo fatto di condivisione, costruito giorno dopo giorno, dove anche la sconfitta diventa parte della vittoria. Il vero traguardo, come ha sottolineato, è poter fare ciò che si ama, restando coerenti con il proprio percorso.

Dal piano individuale si passa poi a quello collettivo con Gianfranco Bacchi, Capitano di Vascello, centoventiduesimo Comandante della Nave scuola della Marina Militare Italiana Amerigo Vespucci. Qui il tema si sposta dalla disciplina personale alla leadership, ma il punto non cambia: la performance non è mai solo tecnica.

Il comando dell’Amerigo Vespucci parte da un presupposto meno scontato di quanto si immagini: non è il comandante a scegliere l’equipaggio, ma l’equipaggio a “scegliere” il comandante. Nei primi giorni a bordo si crea un processo di accettazione silenzioso, in cui chi ha il “timone “viene osservato, valutato e messo alla prova. La reputazione, in questo contesto, precede il ruolo.

La conoscenza è il Nord, ma non come accumulo di dettagli tecnici. Significa comprendere il sistema e, soprattutto, le persone. Conoscere per nome tutti gli oltre 400 marinai dell’Amerigo Vespucci, vuol dire creare un rapporto diretto, abbattere le distanze per accendere le emozioni. Un approccio che Bacchi ha descritto come un vero moltiplicatore di performance.

La costruzione del team passa anche da elementi apparentemente semplici, come i momenti di condivisione. La pizza di mezzanotte, ogni giorno, diventa un rito che trasforma un insieme di individui in una squadra. È lì che si crea coesione, si costruisce fiducia e si prepara il terreno per affrontare le emergenze.

E proprio nelle situazioni critiche emerge il modello di leadership. L’errore non è mai solo individuale, ma spesso di sistema. Isolare una persona significa perderla. Recuperarla, invece, rafforza il gruppo. L’episodio raccontato da Bacchi, con la scelta di affidare una manovra complessa proprio a chi aveva sbagliato, restituisce bene questo approccio: responsabilizzare per ricostruire fiducia.

Anche nei momenti più complessi, come la missione durante il Covid, la leadership si traduce in capacità di adattamento. L’impossibilità di essere visibili fisicamente si trasforma in una strategia di comunicazione nuova, fatta di video, musica e racconto. È la nave che va dagli italiani, non il contrario.

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